Cannabis Light indoor e produzione outdoor

Organizzare una coltivazione di canapa non particolarmente difficile da attuare, a patto, ovviamente, che si hanno bene in mente i passi necessari da compiere e si abbiano le idee chiare circa le differenze tra produzione indoor e quella outdoor.

Stando ai dati ufficiali diffusi dalle associazioni di categoria, quello della cannabis è oggi un business di tutto rispetto, attraverso il quale molti giovani imprenditori hanno trovato un modo semplice e appagante di fare impresa nel settore agricolo.

La canapa è un vegetale robusto e resistente, in grado di crescere anche in situazioni climatiche ed ambientali difficili, coltivato da secoli per scopi diversi e oggi coltivabile sia indoor (al coperto) che outdoor (su terreni e campi agricoli).
Indoor e Outdoor sono quindi  le due modalità di produzione della canapa, diversi tra loro, ognuno dei quali con i propri vantaggi e svantaggi.
Le produzioni indoor sono quelle più facili da allestire, ma allo stesso tempo anche le più impegnative nella fase vegetativa e di sviluppo.
Quelle outdoor, al contrario, sono più laboriose da organizzare e da allestire, ma più facili nella fasi successive alla semina.

In questo articolo vediamo dunque di conoscere più nel dettaglio le due differenti modalità di produzione della canapa, cercando di far chiarezza circa le differenze che ci sono tra l’una e l’altra tipologia di coltivazione.

Produzione Indoor cannabis light

Se il nostro obiettivo é quello di organizzare una produzione di canapa e lo spazio di cui disponiamo non é sufficientemente ampio, possiamo tranquillamente optare per un tipo di produzione di canapa indoor.
La coltivazione di canapa indoor prevede 2 modalità di coltivazione differenti: coltivazione da seme e riproduzione da talea.

Produzione con seme

La produzione di canapa con seme inizia dalla scelta del seme il quale, oltre che essere certificato e iscritto nell’elenco europeo dei semi legali, deve essere anche di una varietà idonea allo scopo della nostra produzione. Se il nostro obiettivo é quello di coltivare canapa per uso industriale e tessile, allora sceglieremo una determinata varietà di seme (Finola, Eletta, Carmagnola piuttosto che Fedora e altre specie), mentre se il nostro obiettivo é coltivare infiorescenze di canapa light a basso livello di THC ed alto valore di CBD, allora la nostra scelta dovrà necessariamente cadere su semi più adatti a questo tipo di scelta.

Produzione da talea

Produrre (riprodurre) da talea significa prelevare una porzione di una pianta femmina di canapa e clonare la stessa con una copia perfetta. La talea si ottiene prelevando un rametto da una pianta femmina (madre), ponendola a dimora in un vaso e aiutata a sviluppare un proprio complesso radicale, attraverso il quale crescere come una pianta autonoma ma geneticamente uguale alla piante “madre” di partenza. Il procedimento della talea, sebbene più laborioso, offre la garanzia assoluta di avere esemplari di piante femmina tutte idonee alla produzione, per esempio, di fiori di canapa destinati al mercato della “marijuana leggera”.

La riproduzione mediante il sistema della talea é oggi particolarmente utilizzato nella produzione di canapa per l’estrazione di olio di CBD e infiorescenze di di “marijuana light”. Tale procedimento ha il grande vantaggio di garantire agli agricoltori di selezionare e preservare le migliori varietà di cannabis.

Allestire uno spazio indoor di cannabis light

L’allestimento di un ambiente atto ad ospitare una produzione di canapa deve essere preparato con cura e organizzato per far crescere esemplari “madri” e talee in salute e salvaguardando tutte le caratteristiche genetiche degli esemplari clonati.
La riproduzione per talea è un procedimento economicamente vantaggioso, praticabile ovviamente  da mani esperte, utile laddove si voglia replicare una determinata varietà di piante.

Tuttavia, é richiesto un livello di attenzioni e manutenzione post-semina adeguato a garantire raccolti sani, ed utili sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo.
Le piante che crescono indoor, siano esse coltivate con il sistema classico, con il sistema idroponico (sospese sull’acqua) o con qualsiasi altro metodo (argilla, sassi o materiale lavico), hanno tutte bisogno, per crescere, di almeno 18 ore di luce al giorno.

Questo fino al momento della fioritura, momento in cui le ore di luce giornaliere si riducono da 18 a 12.
Gli ambienti devono essere sufficientemente areati e con un tasso di umidità ottimale, ne troppo asciutti ne troppo umidi.
La canapa ha bisogno di acqua e nutrienti. Un mix di nutrienti e minerali aggiunti all’acqua garantirà il fabbisogno nutrizionale di cui ogni vegetale ha bisogno per crescere in salute.
Aria, luce, acqua e sostanze nutrienti fornite ogni giorno, quindi, sono la base di partenza per ogni tipo di coltivazione indoor.

La Stanza di crescita e scelta delle luci (grow room)

L’ambiente nel quale andremo a porre le nostre piante di canapa dovrà necessariamente prevedere un impianto di luci adeguato a garantire una crescita di qualità e quantità.
Ecco allora una breve panoramica circa i sistemi di illuminazione più in uso dagli agricoltori di canapa.

Luci ad alta densità

Le luci ad alta intensità (in inglese HID) sono lo standard di riferimento per la gran parte dei coltivatori di cannabis da moltissimi anni, in grado di coniugare in un unico prodotto rendimento, efficienza e qualità.
In termini di costo sono più care rispetto alle lampade ad incandescenza o del tipo a fluorescenza, ma in compenso a parità di utilizzo consumano molta meno energia.
Le luci HID sono un prodotto validissimo per illuminare le nostre piante di cannabis. Non efficienti come l’illuminazione di tipo LED, ma dal costo decisamente più contenuto.
In commercio esistono 2 tipologie di lampade ad alta densità:

Lampade ad alogenuri metallici” (AM), dal fascio di luce concentrato e di colore bianco/blu, questo tipo di illuminazione è spesso utilizzato nelle fasi vegetative delle piante. Unico neo, il fatto che questo genere di lampade impiega circa 5 minuti per raggiungere il massimo di energia.

Lampade al Sodio ad alta pressione (SAP), le quali producono una luce rossastra/arancio, utilizzata spesso nella fase terminale del ciclo vegetativo della canapa.

Luci fluorescenti

Questa tipologia di lampade sono le più acquistate dai piccoli produttori, quelli che lo fanno per hobby o che hanno allestito una piccola attività.
Le lampade fluorescenti sono senz’altro meno costose delle HID, e offrono il vantaggio di non generare calore.
Unico neo di questo tipo di illuminazione è rappresentato dal fatto che le luci a fluorescenza generano circa il 10-20% di luce in meno in meno rispetto ad altri sistemi.

Luci LED

Le luci a led sfruttano la cosiddetta tecnologia a diodi. Questo tipo di luci sono destinate a diventare lo standard di riferimento sia per quanto riguarda l’energia domestica che industriale.
Se un tempo il loro costo eccessivo ne ha rallentato la diffusione, oggi che la tecnologia consente una produzione su larga scala a costi contenuti, le lampade a Led rappresentano il presente ed il futuro dell’illuminazione.

Le luci a Led hanno l’enorme vantaggio di far risparmiare energia e e durano molto più a lungo rispetto le luci viste fin ora.

La “canapa light” coltivata indoor

Le infiorescenze ottenute con i sistemi di produzione indoor sono generalmente migliori della cannabis ottenuta con il sistema outdoor.
I fiori delle piante indoor sono più compatti, talvolta più profumati, più densi e ricchi di CBD rispetto quelle cresciute all’aperto. Anche a parità di cannabinoidi presenti e dei loro valori, le infiorescenze di canapa light sviluppate indoor in ambienti controllati (luce, acqua, nutrienti) restituiscono un prodotto più accattivante, meglio recepito dai consumatori. L’ambiente in cui vengono allevate le piante influiscono anche sul processo di sviluppo dei terpeni e dei cannabinoidi presenti nella canapa.
In un momento come questo in cui il mercato della canapa sta tornando nuovamente a far parlare di se e nel quale molti prodotto come l’olio di CBD e la “marijuana light” stanno trainando questo settore, moltissimi agricoltori, volendo distinguersi e puntare su un prodotto di qualità a discapito della quantità, coltivano indoor piuttosto che outdoor.

Produzione Outdoor di canapa

Abbiamo visto che la coltivazione indoor é quella che si svolge al chiuso, in ambienti controllati e nei é necessario l’intervento costante dell’uomo per tutto il ciclo vegetativo della pianta (semina, sviluppo e raccolto).
Nella coltivazione “outdoor”, al contrario, le coltivazioni avvengono in spazi aperti, su terreni agricoli, giardini o campi, e l’intervento dell’uomo é di molto inferiore rispetto alle coltivazioni in serre.
La produzione di canapa outdoor é, quindi, più facile da condurre e portare a compimento. La canapa si coltiva per una molteplicità di finalità: produzione di CBD (sostanza terapeutica e salutare), per ottenere biomassa ad uso energetico o anche per ricavare infiorescenze di “marijuana leggera” a basso livello di THC (sostanza psicotropa della canapa).
Per quanto riguarda l’organizzazione e le tecniche di coltivazione outdoor, é necessario pianificare il lavoro considerando preventivamente i seguenti fattori:

1) Clima e scelta del seme

2) Studio del terreno

3) Preparazione del terreno

4) Semina

Il Clima

La prima considerazione da fare prima di procedere con una coltivazione di canapa é quella relativa alla/e varietà che si intende coltivare. Tale scelta, oltre che rispondente a motivazioni personali, deve tener conto delle finalità della produzione, se si vuol ottenere canapa per uso cosmetico, tessile o per estrarre olio ed essenze, o piuttosto coltivare piante per avere fiori di canapa light.
In base a tutto questo, é necessario altresì considerare la zona da un punto di vista climatico. Zone più umide e nelle quali le piogge sono più abbondanti vanno bene per un tipo di produzione, mentre zone più calde e asciutte sono più indicate per altre.

Studio del terreno

Lo studio del terreno deve essere effettuato da laboratori specializzati, i quali restituiscono risultati fedeli ed attendibili circa la composizione chimica del terreno sul quale andremo a seminare i semi di canapa. Sappiamo quanto le sostanze nutrienti come il fosforo, l’azoto, il calcio ed altre costituiscano l’apporto essenziale di cui ogni vegetale ha bisogno. Ecco allora che conoscere il tipo di terreno sul quale andremo a piantare i semi di canapa ci fornirà quelle informazioni preliminari che ci aiuteranno a capire in anticipo la qualità del prodotto.

Preparazione del terreno

La prima domanda che dobbiamo porci nel momento in cui decidiamo di iniziare una produzione di canapa outdoor, é quella se ciò avverrà in vasi, in contenitori ad hoc, oppure la semina avverrà direttamente in terra sul campo aperto.
Per quanto riguarda le prime due opzioni, bisogna acquistare del terreno già ricco di sostanze nutrienti e provvedere a riempire i vasi o i contenitori.
Nel caso in cui decidessimo di seminare direttamente in terra, allora il terreno dovrà essere preparato con aratro e concimato per bene.

La semina

Generalmente il periodo migliore per procedere con la semina outdoor dei semi di canapa é inizio primavera. Fine Aprile e inizio Maggio sono il periodo migliore.
La semina, una volta stabilito la varietà di seme da porre a dimora, avviene per mezzo di una comune seminatrice utilizzata per il grano, oppure procedere manualmente.
La distanza dei semi viene indicata da chi vende il seme, che ricordiamo deve essere un seme certificato a livello europeo e iscritto nel catalogo ufficiale.

Conclusioni

 

In conclusione ci sentiamo vivamente di consigliare chiunque volesse iniziare a produrre canapa outdoor di iniziare con piccoli spazi di terra, meno impegnativi e attraverso i quali studiare le condizioni del terreno, climatiche e ambientali della zona dove poi eventualmente puntare su colture più ampie ed impegnative.

Se invece siete coltivatori alle prime armi e senza esperienza pregressa, allora vi consigliamo vivamente di abbandonare l’ipotesi della coltivazione outdoor, e dedicarvi a quella indoor cominciando con uno o al massimo due vasi.

In commercio esistono varietà di semi detti  autofiorenti, adatti per uso outdoor in ragione di moltissime caratteristiche che li rendono adatti a questo scopo (semina in tutti i periodi dell’anno, crescita rapida, indipendenza dalle ore di luce, adatti alla riproduzione per talea, etc).

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